Riguardo allo studio Casati group e al suo omonimo coordinatore mi vengono due metafore: una che riguarda più Davide ed è una placenta, un luogo in cui mi sono sentito accolto, amato, senza giudizio e con l’intento sincero, anzi la definirei “missione”, di aiutarmi a stare meglio e l’altra che comprende oltre che lui anche i suoi collaboratori dell’equipe ed è quella di una sala di specchi, in cui sono entrato e sono riuscito a vedere aspetti di me che neanche pensavo esistessero…

Per quanto riguarda invece i limiti del lavoro svolto, purtroppo io sono ancora prigioniero dei miei mal di pancia psicosomatici, delle mie paure e della mia cronica insoddisfazione, ne sono maggiormente consapevole sì ma poco cambia, soffro comunque… quindi sì un fantastico viaggio nell’introspezione che però dal punto di vista dei sintomi che avevo mi ha fatto fare poca strada… però non mollo, continuo ad esplorare… e chissà…